Tutti per l’Italia, non contro il Pd
Sono di moda gli appelli all’unità dei moderati, modulati in modo diverso dal esponenti del Pdl o dall’Udc, secondo le diverse convenienze delle singole formazioni. Il punto di riferimento comune è l’esistenza presunta di una maggioranza di elettori moderati che rischia di dover cedere a una sinistra minoritaria la funzione di governo a causa delle divisioni delle rappresentanze politiche. Si tratta di un punto di partenza puramente aritmetico, che ha naturalmente un suo peso in un sistema democratico, ma che non è sufficiente a fornire una prospettiva politica.
8 AGO 20

Sono di moda gli appelli all’unità dei moderati, modulati in modo diverso dal esponenti del Pdl o dall’Udc, secondo le diverse convenienze delle singole formazioni. Il punto di riferimento comune è l’esistenza presunta di una maggioranza di elettori moderati che rischia di dover cedere a una sinistra minoritaria la funzione di governo a causa delle divisioni delle rappresentanze politiche. Si tratta di un punto di partenza puramente aritmetico, che ha naturalmente un suo peso in un sistema democratico, ma che non è sufficiente a fornire una prospettiva politica. Il tradizionale collante dei riformisti moderati, la preoccupazione suscitata da un governo guidato dalla sinistra, appartiene ormai all’archeologia politica. D’altra parte anche la lunga esperienza di governo democristiana, che ebbe origine dalla scelta di campo del 18 aprile del 1948, seppe poi evolversi in un progetto di modernizzazione economica e sociale e persino nella gestione equilibrata del processo di secolarizzazione. Che cosa hanno da offrire all’Italia di oggi i moderati?
A un paese intimorito e preoccupato occorre fornire una prospettiva realistica che contenga una speranza. Questo significa che il tradizionale carattere conservatore del moderatismo non presenta attrattive, perché tutti sentono l’esigenza di cambiamenti profondi come condizione preliminare per una nuova fase di crescita. Anche il richiamo ai ceti tradizionalmente moderati, in una situazione in cui questi vedono messa in forse la loro condizione e la loro funzione produttiva, richiede un’elaborazione complessa, che non può essere surrogata da qualche fragile difesa corporativa volta al massimo a frenare il rigore indispensabile. Una coalizione moderata di governo, in assenza di una costruzione politica e programmatica adeguata alla situazione, sarebbe attraversata da tensioni e frizioni paralizzanti, com’è già capitato nei governi presieduti da Romano Prodi e capiterà a una coalizione di sinistra, anch’essa effetto di una pura sommatoria aritmetica. La situazione concreta offre la possibilità al centro e alladestra di confrontarsi tra loro e con gli altri sulle riforme necessarie. E’ un’occasione che non va sprecata, ma utilizzata per una competizione di tipo speciale, che punta a mostrare nella collaborazione con l’avversario la qualità della proposta di cui si vuole essere portatori, la capacità di sintesi e di mediazione che consente di esercitare una effettiva egemomia sul processo riformistico. Guardare già oltre questa fase, immaginando nuove e in realtà obsolete contrapposizioni, significa mancare del realismo e della concretezza che sono le più radicate virtù dei conservatori moderni.